I can't run anymore,
I fall down before you,
Here I am,
I have nothing left,
Though I've tried to forget,
You're all that I am,
Take me home,
I'm through fighting it,
Broken, Lifeless,
I give up,
You're my only strength,
Without you, I can't go on,
Anymore, Ever again.

My only hope,
(All the times I've tried)
My only peace,
(To walk away from you)
My only joy,
My only strength,
(I fall into your abounding grace)
My only power,
My only life,
(And love is where I am)
My only love.

I can't run anymore,
I give myself to you,
I'm sorry,
I'm sorry,
In all my bitterness,
I ignored,
All that's real and true,
All I need is you,
When night falls on me,
I'll not close my eyes,
I'm too alive,
And you're too strong,
I can't lie anymore,
I fall down before you,
I'm sorry,
I'm sorry.

My only hope,
(All the times I've tried)
My only peace,
(To walk away from you)
My only joy,
My only strength,
(I fall into your abounding grace)
My only power,
My only life,
(And love is where I am)
My only love.

Constantly ignoring,
The pain consuming me,
But this time it's cut too deep,
I'll never stray again.





Da qualche parte negli Stati Uniti. Un po’ di tempo fa. In una notte come tante altre.

“È un addio?”
“No, non è un addio. È solo l’unico modo per.. andare avanti.”
“Mi stai lasciando?”

Il ragazzo dai capelli neri come la notte al di fuori della piccola finestra si alzò dal letto ancora intatto, avvicinandosi al compagno che lo guardava, in piedi, accanto alla scrivania.

“Mi stai lasciando?” lo ripeté. Questa volta fissando quegli occhi dello stesso colore delle nuvole poco prima di un temporale. Fu solo un sussurro che però rimbombò nel silenzio della stanza.

“No!” La risposta, rapida e decisa, non corrispondeva però alle intenzioni dell’altro giovane che, abbassando leggermente le palpebre, sospirò. “Non sto lasciando te.. sto lasciando quello che non possiamo portare avanti.”

“Non possiamo..? O non vogliamo..?”

“È.. la stessa cosa.. lo sai!” Il giovane spostò con le dita i ciuffi biondi di capelli dalla fronte lievemente sudata. “Non è più possibile continuare così.. ci abbiamo provato ma adesso è..”

“Diverso?” Lo raggiunse, fermandosi davanti a lui, ma continuò solo quando riuscì ad incrociare i suoi occhi “Diverso perché adesso anche tu sei.. “qualcuno”..? Diverso perché sarebbe troppo difficile continuare a tenerlo nascosto? Ora che ogni settimana milioni di persone ti vedono sul loro schermo e ti riconoscono? Diverso perché..” abbassò la voce “..stai lontano per giorni o.. settimane per le riprese?”

“È per.. tutto quanto insieme.” Un altro sospiro lasciò quelle labbra incorniciate da un filo di barba ordinata “Lo sai.. lo sappiamo tutti e due. E sapevamo anche che.. prima o poi sarebbe successo.”

I grandi occhi azzurri dell’altro ragazzo si chiusero per diversi secondi. “È la scelta giusta?” Li riaprì senza poter nascondere le lacrime che li velavano, rendendoli però ancora più luminosi. “Credi sia la.. scelta giusta per entrambi?”

Un lungo momento di silenzio.. e poi la risposta: “Sì.” Allungò le mani e prese quelle del giovane che aveva appena annuito, tirandolo a sé lentamente. Restarono fermi in quella posizione per dei minuti infiniti. Un corpo contro l’altro, avvolti nei pesanti vestiti invernali. Le mani continuavano a stringersi lungo i fianchi e una fronte sfiorava l’altra come in un ultimo momento di tenerezza, mentre gli sguardi restavano bassi, insicuri, spaventati dall’idea di incrociarsi.

“Abbracciami..”

Quella richiesta appena sussurrata sulle labbra dell’altro venne accolta senza un istante di esitazione e i due corpi si strinsero con forza, disperatamente, quasi a volersi fondere per evitare l’imminente distacco.

“Sapevo che sarebbe successo..” bisbigliò il più giovane dei due all’orecchio dell’altro “..ma non l’avevo immaginato così.”

“E come l’avevi immaginato?” Alzò una mano e gli accarezzò i capelli scuri.

“Tu dovevi..” una debole risata appena accennata “.. portarti a letto un altro ragazzo. Io lo scoprivo, litigavamo, ci insultavamo e poi ci lasciavamo.” Un profondo sospiro “Almeno avrei avuto un motivo per non volerti più vedere né parlare.”

Un sorriso incurvò le labbra dell’altro. “Avevi già programmato tutto.. e avevi già scelto anche un candidato?”

“Qualcuno in mente l’avevo, sì..” Si allontanò leggermente dal corpo del compagno per alzare gli occhi su di lui “..ma non ho mai immaginato i particolari. Faceva già.. troppo male così.” Gli sorrise amaramente mentre con una mano iniziò a spostare alcuni ciuffi biondi sulla sua testa, sistemandoli. “Guarda.. sei tutto.. incasinato. Non puoi uscire così!”

L’altro ragazzo gli sorrise dolcemente senza però impedire ad una lacrima di rigargli la guancia.. e poi udì quella domanda che già si aspettava.

“Resteremo comunque amici, vero?”

Si ritrovò ad annegare in quegli occhi immensi che lo stavano fissando in attesa di una risposta e senza esitare, mormorò quelle parole.

“Sì. Sempre.”


Da qualche parte negli Stati Uniti. In una notte come tante altre.

Ciao.
Non so cosa scrivere.
Non so mai cosa scrivere quando so che tra poche ore ti vedrò. E non metterti a ridere!
Lo so, è stupido che continui a scriverti queste lettere, soprattutto visto che domani potrò parlarti di persona.. ma non m’importa. Mi fa stare meglio.
Anche se sto bene. Te l’ho già ripetuto tante volte.
Con lei mi trovo bene. Sì, ovviamente dobbiamo stare attenti quando usciamo.. ma so che se anche ci fotografano da soli non diventa lo scoop del secolo.
In questi giorni, lei ha girato per la città, ma io sono restato in camera. Sono stanco.
Non fisicamente forse ma.. sono stanco delle promozioni per il film, della pubblicità, di tutto. Quella di domani sera non sarà che l’ennesima passerella da solo tra macchine fotografiche e giornalisti. Una volta era molto più divertente.. ricordi? Tu ed io.. e gli altri.
Sean mi ha chiamato la scorsa settimana, non può venire. Ha alcune presentazioni del suo libro. Anche Billy non può.. ma sicuramente te l’avrà già detto.
Mercoledì ho visto l’episodio.. ti sono servite le lezioni di chitarra a quanto sembra! Anche se sembri sempre un po’.. mi manchi.
Mi manchi da morire. Mi mancano anche le piccole cose. Come il mese scorso quando siamo stati fino all’alba a giocare a quel gioco idiota alla Playstation mentre Sarah e Evie sono crollate a dormire al piano di sopra.
Dio.. voglio averti qui.. non mi basta vederti una volta al mese quando possiamo. Ho bisogno della tua presenza.. della tua..

“Stai ancora scrivendo..?” l’esile ragazza dai capelli neri si girò nel letto verso il compagno. “È tardi! E domani dobbiamo..” lanciò un’occhiata alla radiosveglia “..oggi.. dobbiamo andare a prendere le cose per la cena..”

“Sì lo so.. ho finito.” Fece un profondo respiro, nascondendo in parte, verso il proprio petto, i fogli che teneva in mano “Ma comunque non ho sonno.. non cambierebbe molto.”

La ragazza sorrise, muovendo il profilo del viso contro la sua spalla nuda. “Mm.. è forse un invito..?” Gli morse debolmente la pelle, scivolando con un movimento rapido sotto le lenzuola.

Il giovane restò qualche secondo fermo, ma appena sentì le sue mani lungo il profilo dei boxer, appoggiò i fogli sul comodino per poi afferrarle i polsi con un sorriso. “No! Ferma! Ferma! Non intendevo questo! Sarah! Avanti!”

“Sicuro..?” gli mormorò la ragazza uscendo allo scoperto “Beh, meglio così.. ho sonno e non ne avevo voglia!” Gli diede un bacio veloce sulle labbra e, tirando le lenzuola dalla sua parte, si mise su un fianco mugugnando “Buonanotte!”

Il giovane si passò una mano tra i capelli scuri e scosse la testa con un sorriso. Si girò a sua volta verso il lato opposto ma, prima di spegnere la lampada scrisse un’ultima frase su quella lettera.

A domani, Dom.


Da qualche parte negli Stati Uniti. Il pomeriggio seguente.


“Siamo arrivati?”

“No..”

“Siamo arrivati?”

“No.”

“Siamo arrivati?”

“Evie!”

A quella risposta la ragazza scoppiò a ridere, alzando le braccia e prendendo i lunghi capelli castani tra le mani, rialzandoli per poi lasciar cadere le morbide onde sullo schienale del sedile.

“Sei noioso! Te ne stai lì a scrivere da un’ora e non mi ascolti!” girò la testa verso il compagno seduto al suo fianco, abbassando la voce per non farsi sentire dal guidatore dell’auto “E poi questo taxista lo fa apposta! Sta andando piano solo per farci spendere di più!”

Il giovane rise divertito, lanciando un’occhiata all’uomo che per fortuna non aveva sentito il commento. “Non credo lo stia facendo apposta.. c’è traffico! Vedi quelle auto ferme di fianco a noi? Vuol dire che o impariamo a volare o rimaniamo bloccati fino a quando tutti quanti si danno una mossa! E comunque ti sto ascoltando! Altrimenti non ti avrei risposto!”

“Mm.. sì.. forse.” Mugugnò la ragazza girando la testa per guardare fuori dal finestrino. “Se mi addormento, mi svegli quando siamo arrivati, vero?”

“Sì.. se mi ricordo sì.” Rispose il giovane sorridendo, riportando la proprio attenzione sul diario che aveva tra le mani. Sentì la risata della compagna e la debole pacca sulla coscia che gli diede, prima di chiudere gli occhi.

Tamburellò con la penna sul foglio come soprappensiero. Non rilesse le frasi che aveva già scritto, non era necessario. Quello era il suo diario. Una raccolta di pensieri confusi e memorie, che come ogni singola volta diventavano più continui quando si avvicinava il momento di rivedere.. quella persona.

..e mi avevi lasciato vincere! Anche se hai continuato a negarlo tutto il giorno dopo. So che un mese fa mi hai lasciato vincere. Non ti batto mai a quel gioco.
A volte penso.. a cosa succederebbe se un giorno dovessi leggere queste pagine.
Mi prenderesti per pazzo.. solo per il fatto che scrivo su dei fogli come se ti stessi parlando. È da quel giorno che lo faccio, ma non posso farne a meno.
Forse è normale che, pur incontrandoti, non ti dico ogni cosa che penso. Non posso più farlo, ed è giusto così. Anche tra.. amici.. come noi è giusto avere dei segreti.
E poi sarebbe solo stupido uscire insieme, con le nostre ragazze, per poi prenderti da parte e.. dirti che mi manca.. ogni singola cosa di noi.
Abbiamo preso la decisione giusta tempo fa.. anche se spesso, troppo spesso, penso a come sarebbe ora la mia vita se fossimo rimasti.. insieme.
Ma mi auto convinco che sicuramente avrei rovinato tutto con qualche mia uscita che avrebbe riportato l’attenzione di tutti su di noi, mandando a fanculo la tua carriera e.. la mia appena iniziata.
È giusto così, sì. Doveva andare così. E poi.. alla fine stiamo bene anche solo come amici, no? Come con Bill.. ci vediamo quando possiamo, ci divertiamo.
No, lo so. So troppo bene che con te non è mai stato come con Bill.. e non lo sarà mai. Ma è una bugia che mi serve per andare avanti.
Ci stiamo muovendo di nuovo ora, stiamo per arrivare.
A tra poco Lijah.




Da qualche parte negli Stati Uniti. La sera della premiere.

“Non sono venuti.”

“Cosa?”

“Non sono venuti. Dovevano essere qui prima dell’inizio..”

Sarah alzò gli occhi al soffitto con una leggera smorfia sul viso ma sorrise, avvicinandosi al compagno per mormorargli all’orecchio. “Vedrai che avranno trovato traffico. Li incontreremo al party, rilassati!”

“No.. avrebbe chiamato!” sussurrò Elijah fissando lo schermo ancora bianco del grande teatro dove tra pochi minuti avrebbero proiettato la prima visione del suo ultimo film. “Mi avrebbe chiamato per avvisarmi!”

La ragazza gli prese una mano, stringendola forte. “Rilassati, ok? Probabilmente sono qui fuori e stanno entrando. Li avranno fermati per le foto. Smettila di preoccuparti e goditi questo momento!”

Il giovane attore aprì di nuovo la bocca per ribattere, ma si fermò. Non posso. C’è sempre stato lui, ogni volta era con me, al mio fianco.. prima e dopo la proiezione del film. Non ne ha mai persa una. Con la mano libera prese il cellulare dalla tasca. Niente. Nessuna chiamata. Dio.. dove sei? Non puoi lasciarmi solo..

Le luci si spensero lentamente e la proiezione iniziò.



“Io non ci credo!”

“Dai.. aspettami!”

“No.. non ci credo! Non è possibile!”

“Ma non ho fatto apposta! Non mi avevi detto che l’avevi lasciato sul comodino.. come facevo a..”

Dominic si fermò, aspettando con le braccia lungo i fianchi la propria ragazza che a causa dei tacchi alti era rimasta indietro. “Hai lasciato il mio cellulare in camera! Il MIO cellulare! E il tuo è scarico e non hai portato il caricatore! Ma ti sembra possibile?”
Evangeline lo raggiunse sbuffando mentre con le mani continuava a tenere alzato sulle caviglie il lungo vestito scuro. “Senti.. ti ho già chiesto scusa! Sono ore che ti chiedo scusa! Non l’ho fatto apposta! Ormai siamo qui.. siamo arrivati! Ci siamo persi l’inizio, ok.. ma ci siamo! Ora entriamo e alla fine del film andiamo a scusarci con loro per il ritardo!” Allungò una mano, prendendo quella del compagno dolcemente e cercando di incrociare il suo sguardo basso “Avanti, rilassati.. non è così grave..” lo guardò sorridendo fino a quando vide anche le sue labbra incurvarsi in un debole sorriso.

“Ok.. forse ho.. esagerato un po’..” mormorò Dominic, incamminandosi di nuovo più lentamente, sempre continuando a tenerle la mano. “Ma la prossima volta che ti chiedo di prendere qualcosa.. ricordami di non fidarmi di te!”

La ragazza rise debolmente, seguendolo.. ma ad un tratto aggrottò le sopracciglia, indicando con un dito il lato opposto a dove si stavano dirigendo. “Ma.. è da quella parte il teatro!”

“Lo so ma ormai è tardi. Andiamo direttamente al party e li aspettiamo lì. Non è bello fare i ritardatari a una premiere.” Strinse le labbra qualche istante con lo sguardo assente davanti a sé. “O almeno.. io non voglio farlo.”

“Ti è piaciuto?”
“Cosa? Il film o.. quello che abbiamo appena fatto?”
“Il film.. scemo!”
“Mmm.. direi di sì. Anche se all’inizio mi stavo addormentando!”
“Oh ma grazie..”
“Tu non c’eri all’inizio!”
“Ma non fa niente! Tu devi vedere i miei film dall’inizio, anche se non ci sono! È comunque importante per la storia!”
“Mmm.. tu sei importante per la storia..”
“No dai.. davvero.. DOM! Fermo.. dico sul serio! Voglio che guardi i miei film dall’inizio.. piuttosto non li guardi, ok? ”
“Ok.. e se faccio tardi perché c’è traffico?”
“Non entri e vai direttamente al party ad aspettarmi con un regalo per farti perdonare!”
“.. e se faccio tardi perché non trovo il vestito giusto da mettere?”
“Vai al party e mi aspetti.. nudo.. così impari a metterci troppo per vestirci!”
“Mmm.. e se.. faccio tardi perché sto facendo sesso sfrenato con il protagonista del film che devo vedere?”
“..ah.. in questo caso.. se è la premiere di un.. mio film.. sei.. mm.. perdonato.. Dom..”




Da qualche parte negli Stati Uniti. Al party.

“Eccoli! Guardali là!” esclamò Sarah facendosi largo tra la gente che affollava la grande sala. Raggiunse i due amici, abbracciandoli con un sorriso. “Ce ne avete messo di tempo per arrivare! Non sapevo più cosa dirgli per farlo stare calmo.. aveva paura che vi fosse successo qualcosa!”

“Non indovineresti mai cosa.. cos’ho combinato.. ok, è colpa mia!” disse Evangeline prendendole le mani e osservando il suo vestito color crema. “Ma guardati! Sei una favola!”

“Io? Tu piuttosto! Non dirmi che avete fatto tardi per trovare un vestito per lui che si adattasse a questo splendore!”

Evangeline alzò lo sguardo sul compagno che, pur sorridendo, stava fissando tra la folla. “No.. è stato qualcosa di.. beh, ora ti racconto. Andiamo a prendere qualcosa da bere? Non voglio essere nelle vicinanze quando Elijah scoprirà che è stata colpa mia..”

Sarah si mise a ridere, avviandosi con lei verso i tavoli imbanditi per il party, lasciando così solo Dominic che con lo sguardo cercava disperatamente di incrociare quello della persona che stava aspettando. E finalmente lo vide, fermo poco lontano a parlare con alcune persone.

Elijah salutò gli amici, voltandosi poi per cercare la propria ragazza che era sparita senza dirgli niente.. ma in quell’istante incrociò gli occhi dell’unica persona che in realtà voleva trovare. Il suo volto si illuminò subito con un dolce sorriso e senza più pensare o ascoltare niente e nessuno, lo raggiunse tra le decine di uomini e donne che ora non erano diventati altro che ombre indistinte.

“Ehi..” fece solo in tempo a sussurrare Dominic sorridendogli, prima di sentire le braccia dell’amico attorno al collo e il peso famigliare del suo corpo contro il proprio. Mi dispiace.. dio.. mi dispiace da morire.. non era mai successo.. non ti avevo mai lasciato solo.. non.. Lo strinse a sé per un lungo momento fino a quando sentì la sua presa allentarsi.

“Cattivo! Sei un.. amico cattivo!” gli sussurrò Elijah fissando intensamente quegli occhi grigi. “Mi hai fatto preoccupare! Non hai nemmeno avvisato che facevi tardi!” Gli sorrise, cercando di non fargli capire l’incredibile felicità che provava in quell’istante nell’averlo di nuovo vicino.

“Hai ragione. Scusa.. è successo.. beh, il mio cellulare è rimasto a casa e quello di Evie è scarico. Non ho potuto chiamarti mentre stavamo sul taxi e.. c’era traffico.. siamo arrivati in albergo quando ormai il film era..”

“..già iniziato.” Finì Elijah continuando a guardare il suo viso. “E così mi hai aspettato.. qui.. al party.” Vide l’amico annuire con un sorriso e si morse il labbro. Te lo sei ricordato.. sapevi che non volevo che lo vedessi a metà.. sapevi.. Lo colpì debolmente al fianco. “E.. dov’è il mio regalo per farti perdonare, eh?” Rise nervosamente, cercando di non dare troppa libertà ai ricordi, e abbassò lo sguardo, indicando il lato opposto della stanza. “Andiamo a.. prendere qualcosa da bere..?”

Dominic annuì di nuovo, come scuotendosi da un torpore che l’aveva posseduto quando Elijah aveva pronunciato quella frase, e cercò di mascherare quella sensazione con uno dei suoi soliti sorrisi. “Prometto che domani andrò a vedere il tuo film e ti comprerò un regalo per farmi.. beh.. dovrebbe essere Evie a comprartelo comunque.. è sua la colpa se siamo qui senza nemmeno un cellulare che funziona!” Si avviò al suo fianco verso i tavoli, guardandosi attorno. “Ce n’è di gente però! E da quello che ho sentito, dev’essere stato un bel film..”

“Possiamo.. andarci insieme..” mormorò Elijah senza però guardarlo. Non aveva pensato, aveva solo detto quello che avrebbe voluto davvero.. e già iniziava a sentirsi uno stupido. “Non.. non qui in città, ovvio. Potremmo.. andare fuori in qualche posto tranquillo dove non c’è il rischio che ci riconoscano subito, fermarci a cena e in qualche locale. Così possiamo.. stare un po’.. insieme..” si fermò un secondo. Stupido! Stupido! Che idea assurda! “..noi.. noi quattro..” Non udì nessuna risposta, così fece un profondo respiro. “Lo so.. è un’idea idiota.. lascia stare.”

“No!” esclamò allora Dominic chinando la testa per guardarlo “Cioè.. no, non è idiota. Mi piace. Una gita fuori città per vedere un tuo film che proiettano praticamente ovunque qui.. è divertente!”

Elijah scosse la testa ridendo. “Ok, è stupido.. non prendermi in giro!”

“Davvero, Lij! Mi piace come idea! È da pazzi ma la trovo perfetta proprio per questo!” Gli sorrise quando finalmente incrociò i suoi occhi. “Facciamolo!” Con la coda dell’occhio vide Evie e Sarah poco lontano. “Beh.. dobbiamo convincere anche loro!”

Elijah si girò, sorridendo divertito. “No, prima dobbiamo staccarle da quelle bottiglie!”



Da qualche parte negli Stati Uniti. Il giorno dopo.

Elijah indossò la maglietta nera e i jeans strappati che aveva preparato, guardandosi poi allo specchio senza riuscire a smettere di sorridere. “Che dici? Vado bene così? Se fossi una fan mi riconosceresti?”

La ragazza seduta sul letto scoppiò a ridere, lanciandogli addosso una camicia verde oliva. “Certo, se ti vedessi in faccia! Metti questa sopra.. stasera non farà così caldo al ritorno!” Si alzò, avvicinandosi a lui lentamente. “Sei proprio sicuro?”

Il giovane si girò verso di lei per guardarla, mentre si infilava la camicia, lasciandola aperta. “Sono sicuro di cosa..?”

“Che devo venire anche io per forza. Voglio dire.. è un bel film e ci sei tu ma.. l’ho già visto ieri sera. E poi abbiamo fatto tardi e.. “ gli sorrise maliziosamente “.. tu non mi hai lasciato dormire molto. Non ho la minima voglia di farmi 4 ore di macchina per andare in un posto sperduto e.. per restare seduta in qualche cinema di provincia dove non si sentirà niente.” Vide il compagno abbassare lo sguardo così gli sfiorò le guance con le dita. “È proprio.. necessario andarci?”

Elijah socchiuse le labbra per rispondere ma non fece in tempo. Qualcuno bussò alla porta della camera.




“Sei sicura Sarah?”

“Ma certo! Non possiamo lasciarla qui sola per tutto il giorno!” rispose la ragazza sedendosi sul letto con l’amica “E poi lo stavo dicendo poco fa anche a lui.. nemmeno io morivo dalla voglia di andare. Le faccio compagnia e quando starà meglio scendiamo a mangiare qualcosa!”

Evangeline allungò una mano prendendo quella del compagno. “Dai.. voi andate. Di sicuro vi divertirete anche senza di noi!” gli sorrise dolcemente. “Il mal di testa mi passa.. e poi c’è qui lei! E la prossima volta che vi vengono queste idee, ditemele prima che inizi a bere!”

Elijah si avvicinò alla propria ragazza, accarezzandole la testa. “Sicura allora?” la vide annuire e continuò. “Se c’è qualche problema chiamate sul mio cellulare, ok?”

“Ovviamente..” mormorò Evangeline ridendo debolmente.

“Sì.. ce la caveremo per un giorno!” rispose Sarah facendo una smorfia divertita e con le mani iniziò a spingerlo lontano. “Via adesso! Andate o non arrivate più!”




“Apri la bocca..”
“Lij.. non puoi darmi da mangiare i pasticcini con la crema mentre sto guidando! È un suicidio per i miei vestiti se..”
“Dai apri.. sto attento..”
“Mm.. cazzo! Hai visto!”
“Ops..”
“Ma fanculo! Ora come scendo con quella macchia?”
“Aspetta.. rimediamo subito..”
“No! Che cazzo..? Lij.. no! Tirati su! Non.. smettila! Sto guidando!”
“Mm.. ma non passa mai nessuno su questa strada.”
“Non.. fa niente.. è comunque.. LIJ! Sta.. buono!”
“Fermati a lato.. adesso..”
“Ok.. ma..”
“..mm.. bravo.. così..”
“..oh.. dio..”

Elijah sentì un brivido lungo il corpo e di scatto girò la testa verso il finestrino, spostando lo sguardo che poco prima, senza rendersene conto, era finito tra le gambe della persona seduta al volante. No cazzo! NO! Perché deve essere sempre così quando sto solo con lui? Perché devo sempre.. pensare a quello che c’è stato? Non c’è più, basta!

“Ecco! Ci siamo!” esclamò Dom rallentando e parcheggiando in una piazzetta. “Se non sbaglio è qui.. e poi comunque non è grande questo posto. Lasciamo qui la macchina e ci facciamo la strada a piedi.”

Elijah si slacciò la cintura e scese dalla macchina per guardarsi attorno, respirando l’aria di campagna per calmarsi. “Siamo sicuri che la corrente elettrica sia arrivata qui?” esclamò sorridendo. “Sembra tanto uno dei quei paesini dei film horror dove sta per succedere qualcosa di orribile.”

Dominic uscì a sua volta, chiudendo la macchina. “Mm.. già. Che dici? Un’invasione aliena? Come in Signs?” Si mise a ridere mettendosi gli occhiali dalle lenti blu e si sistemò, sopra i jeans, la maglietta bianca con il profilo di un ragno disegnato su di essa. “Ti ricordi quando siamo andati a vederlo e al ritorno, prima di entrare in casa, abbiamo visto quell’ombra dietro a un cespuglio?”

“TU mi hai fatto spaventare!” ribatté il giovane sorridendo mentre girava attorno alla macchina per raggiungerlo. “Nemmeno l’avevo notato io.. ma mi hai fatto prendere un colpo quando mi hai afferrato il braccio tirandomi indietro!” Si fermò davanti a lui e tirò leggermente la sciarpa colorata che l’amico portava al collo. “Eri tu quello che se la faceva addosso dalla paura!”

“Oh.. IO?” mormorò Dominic divertito. “Chi era quello che non riusciva a dormire e per tutta notte ha voluto che..” In quell’istante però si fermò, quando vide le labbra di Elijah stringersi e i suoi occhi abbassarsi all’improvviso come se non volesse ricordare. Così alzò la voce, cambiando discorso con un sorriso. “Allora ci conviene muoverci! Non posso perdermi l’inizio anche questa volta!”

Elijah annuì, accennando un sorriso per poi mettersi al suo fianco e incamminarsi lungo una delle stradine del paese. “Già.. altrimenti.. regalo doppio!”




“Stringimi..”
“Ehi..? Che c’è..?”
“Tu stringimi e basta!”
“Piccolo, era solo un film!”
“Non.. non è per quello..”
“Oh sì che lo è!”
“No è.. colpa tua! Mi hai fatto spaventare prima! E adesso sei obbligato a stringermi finché mi addormento!”
“Dai.. vieni qui.. Va meglio così?”
“Mm.. sì.. sei.. sei caldo..”
“Lij..?”
“Mm..?”
“Credo di conoscere un modo per.. farti passare la paura.. un modo più.. efficace..”
“Quale..? Mmm.. Dom..”

Dominic sbatté le palpebre quando si accorse dei primi titoli di coda che scorrevano sullo schermo. Da quando il personaggio di Elijah era uscito di scena, la sua mente aveva vagato nei ricordi.. quei ricordi che cercava sempre di dimenticare ma che con la stessa frequenza riaffioravano.

“Allora..?” gli mormorò Elijah alzandosi in piedi nel cinema quasi completamente vuoto. Lo fissò incuriosito dalla sua strana espressione cercando di decifrarla. “Allora..? Ti è piaciuto? Ti ha fatto schifo? Dimmi qualcosa.. dai!”

“Oh.. no, è stato bello!” esclamò il ragazzo alzandosi a sua volta e avviandosi all’uscita insieme a lui. Passarono inosservati così com’erano entrati. Nessuna domanda. Nessuna richiesta di autografi o foto. Solo due amici che uscivano da un cinema insieme dopo aver visto un film. “Però tu alla fine non c’eri! Cioè.. sparivi prima.. potevi dirmelo!”

“Se te lo dicevo, ti saresti addormentato prima della fine!” gli mormorò Elijah sorridendo prima di guardarsi attorno. “È bello questo posto! Tranquillo. Giriamo da questo pomeriggio e avremo incontrato al massimo una decina di persone!”

Dominic si fermò, facendo una smorfia e aggrottando le sopracciglia. “Mm.. io ho fame.. tu?”

Il ragazzo si bloccò a sua volta, girando su se stesso divertito. “Oh anche io! Da stamattina non mangiamo niente ed è ora di cena ormai.. beh a parte quei pop-corn strani del cinema!”

“Strani..?” disse l’amico ridendo “Non erano i pop-corn burrosi che ti piacciono tanto?”

Elijah scoppiò a ridere colpendolo al braccio “E smettila! Lo sai che quelli.. burrosi.. che piacciono a me li fanno solo vicino a ca..” Si bloccò all’improvviso, deglutendo. “Cioè.. in quel cinema..”

Dominic annuì con un sorriso appena accennato sulle labbra. “Sì.. lo so.” Continuò a camminare con lo sguardo basso. “Ci sono tornato.. in quel cinema.. diverse volte.. dopo che..” fece un profondo respiro rialzando però la voce “Ma ancora non capisco che ci trovi di tanto particolare proprio in quelli!” Con una mano indicò la strada opposta. “Che dici? Proviamo da quella parte? Ci sarà un locale dove fanno da mangiare!”

“Oh.. sì! Proviamo!” esclamò Elijah seguendolo. Ritornarono a parlare del film ma i suoi pensieri, ogni volta che l’amico stava in silenzio, si perdevano nel passato.

“Ehi! Eccoti! Dove sei stato?”
“Ho preso qualcosa da mangiare per quando guardiamo il film!”
“Ma non era il caso, Dom.. c’è il frigorifero pieno di.. qualsiasi cosa possibile..”
“Sì ma.. non c’erano.. questi!”
“Oh mio dio! Oh dio! Li hai presi!”
“Beh.. per caso sono passato di lì.. dopo un’ora di macchina.. e.. ho pensato che.. tu non puoi guardare un film se non hai.. i tuoi pop-corn tra le mani..”
“Oh.. mio.. grazie! Li hai presi apposta per me? È.. fantastico!”
“Mm.. ehi.. calmo.. o rischiamo di farli finire sul pavimento!”
“Mm.. ti amo..”
“Ah sì..?”
“Sì..”
“No.. tu mi ami solo quando ti porto i pop-corn che ti piacciono.. non vale!”
“Shh.. sta zitto e fatti ringraziare..”




“Ci credi se ti dico una cosa..?”

“Cosa..?”

“Non vedo cos’ho nel piatto!”

A quella frase, scoppiarono entrambi a ridere, appoggiando le posate sul tavolo e cercando di nascondersi col tovagliolo per non farsi notare.

“Le tue lenti sono andate a farsi una passeggiata?”

“No.. scemo!” ribatté Elijah cercando di calmarsi e abbassando la voce per non farsi sentire “È troppo buio! Potevano almeno mettere due candele per tavolo!” Si guardò attorno, poi posò lo sguardo sull’amico seduto davanti a lui.

“È una locanda tipica di questa zona..” mormorò Dominic continuando a mangiare ma con un sorriso fisso sulle labbra “.. e anni e anni fa non avevano la luce elettrica ma solo le candele. Dai in fondo è.. romantico.. no?”

“Romantico? Non vedo che cazzo sto mangiando! Altro che romantico!” bisbigliò il ragazzo fissandolo “Probabilmente quando una moglie voleva sbarazzarsi del marito che la tardiva, lo portava qui.. gli metteva il veleno o qualche altra schifezza nel piatto e stava a guardare!”

Dominic scoppiò a ridere di nuovo, nascondendo la bocca con la mano. “Dio, come sei tragico!”

“Non sono tragico! E poi.. tra un po’ non capisco nemmeno se mi stai guardando o.. mi stai facendo le smorfie per prendermi per il culo!” Cercò di rimanere serio ma non ci riuscì e si mise a ridere, prendendo il boccale di birra. “Almeno questa la riconosco!”

“Vuoi che ti dica se ti sto guardando o ti sto prendendo..” a quella frase però, Dominic si fermò sorridendo, finendo l’ultimo boccone di cibo e prendendo a sua volta la birra. “Beh.. ti sto guardando.. anche perché se stessi facendo la seconda cosa..”

“.. me ne accorgerei..?” finì Elijah bevendo di nuovo un altro sorso e cercando di incrociare i suoi occhi nella penombra. Sì.. vorrei.. vorrei lo facessi.. vorrei.. NO! Restò in silenzio per qualche istante ma poi scoppiò ancora una volta a ridere. “Cazzo.. credo che questa birra sia più forte di quella a cui sono abituato!”

“Mm.. sì infatti.. ma tu non sei ancora ubriaco!”

“E come lo sai? Nemmeno mi vedi..”

Dominic rise debolmente finendo il proprio boccale. “Perché ancora dici cose con un vago senso logico! Ah, no.. aspetta.. allora vuol dire che sei ubriaco perso.. è al tuo stato naturale che spari solo cazzate..”

“Mah..?” Elijah spalancò gli occhi senza riuscire a trattenere l’ennesima risata. Prese il tovagliolo e glielo gettò addosso. “Andiamo fuori di qui.. torniamo al mondo reale.”




“Uff.. stiamo camminando da un’ora! Dove ha detto che stava quel posto?”

“Non stiamo camminando da un’ora, Lij! Credo sia quello laggiù comunque..”

“Oh.. finalmente! Ho una sete..”

“Ehi..!” Dominic allungò una mano e gli afferrò il braccio. “Basta alcolici però! Ti ha dato una bella botta quella birra..” Incrociò i suoi occhi quando il giovane girò la testa verso di lui e per un lungo momento non riuscì ad aggiungere altro.. come se anche il suo stesso respiro fosse stato rapito da quello sguardo intenso. “.. e.. stammi vicino.. l’hai sentito quel tipo. Ha detto che ci viene chiunque in questo posto perché è isolato e..”

“Non voglio allontanarmi da te..” mormorò Elijah continuando a fissarlo “.. io voglio.. voglio solo starti vicino..” gli sorrise dolcemente poi, come se si fosse reso conto delle sue stesse parole, abbassò lo sguardo. “E.. però voglio anche bere qualcosa!”

Dominic annuì sorridendo e, cercando di ignorare la sensazione che aveva sentito lungo tutto il corpo a quelle parole, continuò a camminare al suo fianco lasciandogli il braccio.

“..mm.. ti voglio..”
“..ah.. Dom.. dobbiamo.. tornare..”
“No.. non ce la faccio a restarti vicino tutta sera senza poterti toccare..”
“Ci stanno.. aspettando di là! Siamo entrati da dieci minuti e mi hai trascinato in bagno! Non è.. mm..”
“È colpa tua.. dio.. mi fai impazzire quando ti metti questo profumo..”
“Ah.. amore.. sei.. ubriaco..”
“Anche tu lo sei..”
“No che no lo so.. mmm.. dio.. se continui così mi fai.. venire..”
“..toccami.. toccami Lijah.. ti prego..”

Il locale era abbastanza grande e la musica veniva mandata a tutto volume, mentre le persone presenti facevano avanti e indietro dal bancone del bar. La pista sembrava essere divisa in due parti. In una si dimenavano i gruppi di ragazze e ragazzi che probabilmente erano lì per trovare compagnia per la serata. Mentre nell’altra, quella più isolata dietro un angolo, si stringevano le coppie già formate che poco dopo sarebbero finite sui divanetti appartati ai lati.

“Andiamo a ballare!” gli gridò Elijah all’orecchio quando raggiunsero la pista. Senza aspettare una risposta si fece largo tra la gente fino a trovare uno spazio libero e lì si volto, cercando con lo sguardo l’amico.

Dom lo raggiunse con più fatica, evitando un nuovo gruppo di ragazzi che si era appena messo a ballare davanti a lui. “Ti stavo per perdere!” gli disse all’orecchio, chinandosi in avanti con un sorriso. “Sarebbe difficile poi ritrovarti in mezzo a questo casino.. senza nemmeno un cellulare!” Iniziò a muoversi a ritmo di quella musica potente quando si accorse che l’altro lo stava già facendo, e dopo un momento chinò di nuovo la testa per parlargli. “Vuoi qualcosa da bere? Una coca? Niente alcolici però!”

Elijah socchiuse leggermente gli occhi quando udì di nuovo quella voce così vicina. Come poco prima, aveva sentito le labbra dell’amico sfiorargli involontariamente l’orecchio e un brivido così famigliare l’aveva attraversato, confondendolo più di quanto già lo fosse. “Tu.. tu cosa prendi?” gli chiese, avvicinando la guancia alla sua “Bevo.. un sorso di quello che prendi tu!” Non sentì subito una risposta e così continuò a restargli vicino, accarezzandogli il lato del viso col proprio mentre si muoveva al ritmo lento e continuo della nuova canzone.

Dominic non si mosse per qualche minuto, come soggiogato da quel debole contatto così innocente che però provocava una miriade di sensazioni nel suo corpo. Se solo riuscissi a pensare.. se solo il tuo profumo non mi riportasse indietro a.. quei giorni.. Si spostò indietro e annuì con un sorriso per poi allontanarsi rapidamente in direzione del bar.

Ritornò poco dopo, senza essersi reso conto che per tutto il tempo lo sguardo di Elijah era rimasto fisso su lui e aveva seguito ogni suo movimento. “Tieni!” esclamò passandogli la bottiglia di birra “Ma solo un sorso! Ti controllo!”

Elijah rise divertito, bevendo un lungo sorso prima di ridargli la bottiglia. “Tu non sei il tipo adatto a controllarmi!” gli gridò, alzando le braccia sopra la testa per seguire la nuova musica che era iniziata.
I hold my breath as this life starts to take its toll
I hide behind a smile as this perfect plan unfolds
But oh, God, I feel I've been lied to
Lost all faith in the things I have achieved

“No, non riesco a controllare nemmeno me stesso quando sto con te..” ribatté debolmente Dominic con un sorriso sulle labbra. Sapeva che sarebbe stato impossibile per l’altro udire quella frase, ed infatti, lo vide avvicinarsi con quella sua espressione disarmante sul viso e gridare un “Cosa..?” a un soffio da lui.
Non si rese conto di averlo fatto. Ma quando sentì il respiro rapido dell’amico sulle labbra, si accorse di avere un braccio attorno alla sua vita, una mano posata sul suo fianco mentre con l’altra teneva ancora la bottiglia lungo un fianco.


I've woken now to find myself
In the shadows of all I have created
I'm longing to be lost in you
Won't you take me away from me?

Elijah lo fissò intensamente mentre lentamente lasciava cadere le braccia sulle sue spalle, unendole dietro al suo collo. No.. dio.. non farmi questo! Non farmelo credere ancora! È finito.. deve essere finito! Gli sorrise, sostenendo il suo sguardo come era abituato a fare.. ma il calore che quegli occhi erano in grado di fargli provare, aveva ricominciato a crescere. “Non.. non stavo scappando..” gli mormorò sulle labbra ma non per farsi sentire. Era come un modo per dire a se stesso che era solo uno scherzo. Per convincersi che quell’abbraccio e il corpo che sentiva contro il proprio non fossero altro che il preludio di qualche sua solita battuta.


Crawling through this world as disease flows through my veins
I look into myself, but my own heart has been changed
I can't go on like this
I loathe all I've become

“Balla con me..” L’aveva detto. Senza nemmeno pensarci, l’aveva detto. Ed ora aveva anche iniziato a stringerlo a sé e a muoversi con lui al tempo di quella musica che alternava parti lente con altre più ritmate. Aveva perso la testa, ma doveva aspettarselo. Era sempre stato così con Elijah. Perdeva in continuazione la testa per lui, per ogni suo sorriso, per ogni sua parola, per ogni suo gesto. E questo non era cambiato. Non poteva cambiare.

Elijah chiuse gli occhi a quella richiesta che non era in grado di rifiutare. Appoggiò la fronte alla sua, seguendo i movimenti del suo corpo in quella danza che ogni secondo diventava via via sempre più intima. Poteva sentire il bacino dell’amico contro il proprio, i fianchi sfiorarsi volutamente in quell’onda continua che li spingeva l’uno contro l’altro. Ma fu quando Dom, lentamente, chinò la testa di lato, sfiorandogli la guancia per raggiungere con le labbra il suo collo, che perse ogni possibilità di ritirata.


Lost in a dying world I reach for something more
I have grown so weary of this lie I live


“Lijah.. io.. mi manchi..” glielo bisbigliò contro la pelle morbida del collo, prima di iniziare a baciarlo, consapevole del fatto che l’altro non l’avrebbe udito. Sono.. così stanco di mentire.. di convincermi che è tutto ok.. di vivere in questo modo senza che tu sappia quanto ancora ti.. Chiuse gli occhi, lasciando che quei baci dolci e continui esprimessero quello che non poteva dire a parole. Sentì una mano dell’amico tra i capelli in una debole carezza che però non accennava a fermarsi.. e sorrise. Avresti potuto allontanarmi.. avresti dovuto.. dovresti.. Eppure nonostante quei pensieri, sapeva fin troppo bene che non l’avrebbe fatto.

La canzone terminò, seguita subito da un’altra, ma nessuno dei due accennava a voler sciogliere quell’abbraccio pieno di dolcezza, malinconia, desiderio.. e paura.
Fino a quando Elijah, con un profondo respiro, avvicinò le labbra al suo orecchio. “Portami via da qui..” lo pronunciò ad alta voce per farsi sentire ma con un tono seducente e disperato. “Ho bisogno di.. restare solo con te.. ho bisogno di parlarti.. di..” Non fece in tempo a terminare la frase. Dominic gli afferrò subito il polso e lo trascinò via con sé tra la gente.

“Ma come facevo a saperlo?”
“Beh.. dovevi!È da un’ora che ti dico di portarmi via! Mm.. toglili.. ”
“Ok.. da adesso quando mi dici ‘Dom, portami via!’ so che in realtà vuoi dire ‘Dio, Dom portami a letto, ho voglia di essere scopato fino a perdere i sensi!’ Ah.. piano!”
“Sì.. bravo.. e tienilo bene a mente! Ma dove l’hai messo?”
“Era lì..”
“No, lì non c’è!”
“E allora sarà finito..”
“Ma fanculo! Non può essere finito.. cazzo.. cosa usiamo..?”
“Mm.. io un’idea ce l’ho. Girati e lascia fare a me..”
“Che vuoi.. ah! Oh.. dio.. Dom.. è.. continua!”


L’auto procedeva a bassa velocità lungo la strada principale come se, da un momento all’altro, dovesse svoltare o fermarsi da qualche parte. E all’interno era silenzio, se non per la musica che andava a un volume moderato.
Si erano scambiati solo poche parole durante il tragitto a piedi, riguardo la strada da prendere, ma né uno né l’altro aveva osato dire altro. Gli occhi luminosi, gli sguardi che si incontravano in continuazione e i sorrisi sulle labbra sempre più difficili da nascondere, bastavano per comunicarsi ogni cosa.

Dopo qualche minuto, l’auto svoltò in un piccolo piazzale a lato della strada. Non passò molto e si ritrovarono ad aprire la porta della camera appena presa in quel modesto hotel che avevano trovato. Non avevano badato al nome, al posto, alla qualità.. non era importante. Era una stanza.. ed erano soli.

Entrarono e richiusero la porta. La stanza non era arredata elegantemente ma non aveva nemmeno niente di sgradevole. Un letto matrimoniale, due comodini, un armadio, un tavolo con una sedia in legno, e un’altra porta che dava nel bagno. Alla finestra erano appese delle tendine leggere color porpora mentre le pareti erano ricoperte da un intonaco color salmone. Era una stanza piccola, semplice, accogliente.

Si guardarono attorno qualche secondo, ma poi quasi contemporaneamente si girarono l’uno verso l’altro. Occhi azzurri come il cielo sereno fissi in occhi grigi come le nuvole prima di una tempesta, per un momento che non sembrava avere una fine.. fino a quando un cellulare squillò, rompendo il silenzio.

Elijah lo prese dalla tasca e senza mai distogliere lo sguardo da quello dell’amico, rispose. “Ciao. Sì, bene. Cinema, cena e un locale. Sì, un po’. Ci fermiamo a dormire qualche ora, sì. No, ripartiamo col sole. Sì, ok. A domani. Ciao.” Chiuse la chiamata e appoggiò il telefono sul tavolo al suo fianco. Durante i pochi minuti di conversazione non aveva, nemmeno per un istante, smesso di fissare il viso dell’altro. L’aveva visto sorridere debolmente alle sue ultime parole e gli aveva risposto allo stesso modo. Ora erano davvero soli.

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