Love is a flame that can't be tamed
And though we are its willing prey, my darling
We are not the ones to blame

“Quanto manca?”
“Mmm… non lo so. Meno di prima… credo.”
Elijah posò lo sguardo sull’amico seduto al volante, socchiudendo le labbra in un’espressione attonita.
“Grazie! Ora sono molto più tranquillo!”
“Oh… ma che ne so Lij!” mormorò Dominic continuando ad osservare la strada davanti a sé.
I lampioni e le luci dei palazzi che sfrecciavano al loro fianco stavano diventando via via sempre più radi mentre si avvicinavano alla periferia di quella piccola città dove erano diretti.
Nessuno dei due aveva la minima idea di dove si trovasse quel capannone in cui era stato allestito il palco per il concerto e le poche indicazioni sulla strada, certo non aiutavano.
Henry aveva avuto quattro biglietti gratis in qualche modo, e due li aveva dati a suo padre… ma Viggo aveva preferito rifilarli ad Elijah e restarsene, probabilmente, a casa.
“Ecco… qui a destra…” esclamò ad un tratto Dom, svoltando senza troppa attenzione per una stradina laterale, lungo la quale i lampioni si potevano contare sulle dita di una mano “…mi sembra abbia detto qui in fondo.”
“Ti sembra?” ripeté Elijah allontanando le mani dal parabrezza dove si era prontamente attaccato durante la brusca curva “Stiamo finendo dove nemmeno c’è elettricità! Come diavolo fanno a fare un concerto…”
“Fidati e rilassati!” lo interruppe l’altro giovane lanciandogli un’occhiata divertita. Allungò una mano e accese l’autoradio, permettendo alla musica di esplodere a tutto volume nella macchina.

You're something beautiful
A contradiction
I wanna play the game
I want the friction

You will be the death of me
Bury it
I won't let you bury it
I won't let you smother it
I won't let you murder it

Our time is running out
Our time is running out
You can't push it underground
You can't stop it screaming out

Elijah ascoltò per qualche minuto la canzone, poi si lasciò sfuggire una debole risata mentre con il gomito si appoggiava al finestrino.
“Il nostro tempo sta finendo? Cazzo, bella prospettiva… stiamo guidando in mezzo al nulla, l’ultima luce è stata… qualche chilometro fa… e ci si mettono anche loro! Sono questi che andiamo a vedere?”
“No…” sussurrò Dominic sorridendogli “…questi sono i Muse!”
“E noi invece stiamo andando al concerto di chi?”
“H.I.M…”
“Oh… ma allora sei scemo! Mi porti ad un concerto di un gruppo e me ne fai ascoltare un altro?”
“Veramente… tu hai invitato me…”
A quell’affermazione, Elijah voltò lo sguardo fuori dal finestrino. In fondo era vero. Viggo aveva dato i biglietti a lui… e la prima persona a cui aveva pensato era stato Dom. Non Billy o Sean o sua sorella, nessuno di loro. Senza nemmeno rifletterci per un secondo, già aveva immaginato quella serata e loro due, insieme, in macchina, come stava accadendo, e poi a quel concerto a divertirsi… insieme. Solo loro due.
Si era sentito in imbarazzo quando gli aveva proposto la cosa, ma Dom lo aveva guardato con quei suoi occhi grigi come il cielo prima di un temporale ma al tempo stesso limpidi e sinceri… e gli aveva sorriso, esclamando un “Certo! Mica ti posso lasciare andare solo!”
Ed ora erano lì, su quella strada che sembrava non finire mai, al buio in un auto con solo le luci colorate dello stereo, e quella canzone…

I wanted freedom
Bound and restricted
I tried to give you up
But I'm addicted

You will suck the life out of me

And our time is running out
And our time is running out
You can't push it underground
You can't stop it screaming out
How did it come to this?

Girò lentamente la testa verso di lui, appoggiandola allo schienale, e osservò le sue dita che tamburellavano sul volante, tenendo il ritmo della musica. Era stato con lui il giorno precedente. L’aveva accompagnato da quella loro amica che gli aveva messo, per l’ennesima volta, lo smalto nero sulla parte inferiore delle unghie della mano sinistra… e quando, al ritorno, si erano fermati a bere qualcosa, non era riuscito a staccare gli occhi da quella mano.
Dom gli parlava e lui gli rispondeva, ma il suo sguardo era fisso su ogni movimento di quelle dita che stringevano o sfioravano il vetro del bicchiere… e aveva sentito qualcosa dentro di sé, un brivido che diverse volte lo aveva scosso in sua presenza ma a cui non aveva mai dato peso.
Come in quell’istante. Ancora.
Dominic iniziò a canticchiare il ritornello, ma si accorse dello sguardo insistente dell’amico, così gli lanciò un’occhiata incuriosita, sorridendogli.
“Che c’è?”
Elijah si rimise all’istante seduto composto, con gli occhi fissi sulla strada davanti a loro.
“Ehm…HIM hai detto? Nel senso… lui…?”
“Nel senso…His Infernal Majesty. O almeno così mi ha detto Henry quando l’ho chiamato questa mattina per farmi dire la strada…”
“Oh…”
Dominic vide l’espressione sul viso dell’amico e aggiunse “Beh… magari ci ritroviamo in qualche rito satanico con orge e cose simili… sarà divertente!” ma quando quegli occhi azzurri che erano ritornati a fissarlo, si spalancarono, scoppiò a ridere “Sto scherzando, andiamo! Non li ho mai visti dal vivo ma li ho sentiti… sono bravi! Sta calmo, nessuno approfitterà di te!”
Elijah annuì, allungando una mano per afferrare il pacchetto di sigarette sul cruscotto.
“Quello è il meno. Basta che ne usciamo vivi!”
Dominic lo guardò per qualche istante continuando a sorridere. Vide il finestrino abbassarsi per permettere al fumo di uscire mentre Elijah si accendeva la sigaretta.
Riportò la sua attenzione sulla strada ma continuamente lanciava delle occhiate all’amico… ed ogni volta che si portava la sigaretta alle labbra, aggrottando le lunghe sopracciglia come se si stesse concentrando su quel gesto semplice, sentiva un fremito lungo il corpo.
Non si era dato una spiegazione per quello, e nemmeno per tutte le altre volte in cui gli era successo,ma era piacevole. Come quando si apprestava a fare uno dei tanti giochi pericolosi ai quali si era abituato in Nuova Zelanda…l’adrenalina che saliva, il cuore che batteva a mille… uscire con Elijah era diventato così. L’attesa, l’emozione… l’eccitazione.
Ad un tratto intravide delle luci e rallentò.
“Ehi…guarda! Siamo arrivati!”

Trust is a word all lovers know
The glorious art of staining souls, my darling
We are not the ones to blame
The more we have the more we want
And the more it hurts our hearts, my baby
It always ends up in tears

Parcheggiarono vicino ad una delle tante auto ed Elijah scese subito, gettando la sigaretta mentre si guardava attorno. A diversi metri di distanza c’era un capannone con delle transenne posizionate all’entrata, e tra di esse centinaia di persone attendevano più o meno ordinatamente.
“Cazzo! Guarda quanta gente c’è! Dovevamo partire prima!” esclamò, mentre altri gruppi si aggiungevano sempre più rapidamente alla coda. Alcuni ragazzi gli passarono a fianco ridendo tra loro, e si accorse che quasi tutti erano truccati con eyeliner e rossetto. Li osservò per qualche momento, poi si voltò verso la portiera che aveva lasciato aperta e si chinò per guardare, all’interno della macchina, l’amico che non era ancora sceso.
“Allora…? Muoviti! Altrimenti…” ma si bloccò quando lo vide intento a guardarsi nello specchietto con una matita nera tra le dita.
“Ok! Ok! Arrivo!” esclamò Dom tracciando una linea sottile anche per l’altro occhio.
Scese dall’auto e si sfilò la felpa grigia che indossava, restando solo con una maglietta nera a mezze maniche, alquanto attillata, e dei pantaloni scuri.
Elijah sentì un tuffo al cuore che, senza preavviso, iniziò a battere violentemente nel suo petto mentre guardava l’amico avvicinarsi a lui, facendo il giro della macchina. Dio… quegli occhi… e il modo in cui lo guardavano in quel momento!
“Mettila anche tu!”
“Cosa…?”
Dom sorrise quando sentì quella domanda appena sussurrata ma non perse tempo. Si fermò davanti all’amico, bloccandolo contro l’auto, prima di alzare una mano e bisbigliare…
“Sta fermo…”
Elijah rimase immobile ad osservare quel volto famigliare eppure sconosciuto vicinissimo al suo, mentre l’altro gli tracciava due linee nere sotto agli occhi, sfumandole poi con la punta del pollice. Sentiva il suo respiro sul viso e faticava quasi a sostenere quello sguardo intenso che sembrava stesse esaminandolo e ammirandolo contemporaneamente… e dio, come poteva essere eccitante? Era solo Dom! Dom che gli sfiorava le guance con le dita e che quasi lo spingeva col proprio corpo contro quell’auto… niente di più… niente…
“Bravo! Ora puoi ricominciare a respirare!”
A quelle parole, Elijah abbassò all’improvviso lo sguardo, scivolando via contro la portiera posteriore per allontanarsi di qualche passo.
“Andiamo allora! È tardi! Tra poco apriranno!”
“Ah… no!” disse Dominic scuotendo la testa e indicandolo con una mano, mentre con l’altra chiudeva una delle portiere “Levati quel maglione! Fa troppo caldo qui, figuriamoci dentro, in mezzo a tutta quella gente!” raggiunse la parte opposta dell’auto e attese in silenzio mentre l’amico, senza ribattere, si sfilava il maglione. Lo afferrò al volo quando glielo lanciò, e lo gettò nella macchina, chiudendola poi a chiave… ma non gli sfuggirono i movimenti di Elijah che goffamente si sistemava la leggera camicia di seta nera senza maniche che portava, sfilandosela dalla cintura per lasciarla ricadere sopra ai jeans dello stesso colore.
In silenzio si avvicinò nuovamente a lui e quando lo raggiunse, chinò le testa per sussurrargli all’orecchio…
“Sei attraente, ragazzo… (“You’re hot, boy”…meglio hehe) Dovresti stare attento a tutte quelle ragazzine là dentro!” e sorridendo maliziosamente si incamminò verso il capannone con le mani nelle tasche dei pantaloni.
“Devo… aspetta… “ balbettò Elijah facendo qualche passo dietro di lui, poi rallentò e sospirò “Anche tu…”
All’improvviso però spalancò gli occhi.
“Cazzo! Dom! I biglietti!”
“Ce li ho io!” gli gridò in risposta l’amico, voltandosi verso di lui “Muoviti!”

Raggiunsero la lunga fila di persone e in pochi minuti vennero circondati da altri, tutti per lo più giovani come loro con bottiglie di birra in mano. Per qualche minuto restarono in silenzio a guardarsi attorno, fino a quando Dominic alzò un braccio verso un punto imprecisato.
“C’è Henry!”
“Come…?”
“Laggiù guarda! Con una ragazza… vado a chiedergli se vuole unirsi a noi, tu resta qui!”
E con quelle parole si fece largo lentamente tra la folla senza badare allo sguardo intimorito dell’amico.
“Dom!” gridò Elijah appena lo vide allontanarsi “Aspetta! Magari vuole restare…” si rese conto che ormai era già troppo lontano “…solo…” aggiunse, respirando intensamente. Sfilò un’altra sigaretta dal pacchetto che aveva nella tasca e se l’accese, continuando a guardarsi in giro nella speranza di vedere dove diavolo era andato a finire Dom. Non gli piaceva restare solo in mezzo a così tanta gente, soprattutto quando sentiva degli sguardi insistenti su di sé… probabilmente nessuno l’avrebbe mai riconosciuto, ma non era comunque tranquillo.
Lasciò cadere a terra la sigaretta quasi finita, cercando di spegnerla con il piede, e prese il proprio biglietto dalla tasca, guardandolo distrattamente. Sospirò. Un concerto di un gruppo che non aveva mai sentito, ed in più, ora, si ritrovava anche solo… non era così che aveva immaginato quella serata!
All’improvviso delle grida e l’intera colonna di persone iniziò a muoversi… si ritrovò sospinto, come tutti, da una parte all’altra, alcune volte anche violentemente ma, in qualche modo che non capì, riuscì ad entrare… o venne sospinto, nel capannone.
A qualche metro da lui c’era il grande palco con le luci ancora spente, e la maggior parte dei ragazzi si accalcò ai piedi di questo.
Girò su stesso qualche volta, cercando disperatamente l’amico con lo sguardo ma l’impresa era più complicata del previsto… non l’avrebbe mai riconosciuto in lontananza tra tutte quelle persone.
Uno strano senso di frustrazione e rabbia iniziò a pervaderlo. Cazzo, perché si era allontanato, lasciandolo solo? Non poteva aspettare un solo secondo? No, certo che no… non era da Dom fermarsi a riflettere sulle conseguenze di quello che faceva!
Le luci si spensero all’improvviso, tranne una fascia azzurra sul palco che, lentamente, veniva invaso dal fumo, ed Elijah sentì altre persone attorno a sé superarlo per avvicinarsi ancora di più… ma lui rimase immobile, con il cuore che gli batteva all’impazzata, invaso da decine di emozioni diverse. Eccitazione, rabbia, timore…
Non voleva restare solo… non voleva…

So keep on pretending
Our heaven is worth the waiting
Keep on pretending it's alright
So keep on pretending
It will be the end of our craving
Keep on pretending
It's alright

Ad un tratto, qualcuno gli afferrò una mano, stringendola con forza e tirandolo all’indietro.
Spalancò gli occhi, preparandosi a girarsi e liberarsi, anche violentemente se era necessario…ma si ritrovò di fronte la persona alla quale non poteva smettere di pensare.
Lo fissò per qualche secondo, quel sorriso stampato sul viso, mentre alle sue spalle si scatenava l’impossibile, tra le grida del pubblico e quelle della chitarra elettrica che aveva iniziato a suonare… ma poi, per qualche ragione, si liberò dalla stretta e lo spinse indietro.
“Stronzo!” gli gridò con quella rabbia che aveva accumulato, anche se sapeva che, probabilmente, l’amico non riusciva a sentire “Perché te ne sei andato così? Bastardo! Mi hai lasciato solo!”
Dom aggrottò le sopracciglia cercando di capire ma ci rinunciò subito e afferrò di nuovo la mano di Elijah, costringendolo a voltarsi verso il palco.
“Non capisco un cazzo!” gli gridò all’orecchio, cingendogli la vita con l’altro braccio e mettendosi dietro di lui “Henry voleva stare sotto il palco! Quella era la sua nuova ragazza!”
Elijah faceva fatica a comprendere quelle parole ma non era a causa della musica alta…era colpa delle labbra di Dom che gli sfioravano l’orecchio ad ogni frase… di quel corpo praticamente pressato contro il suo, e di quella mano che ora gli stava accarezzando il braccio.
Tentò di concentrarsi sul gruppo per non pensare al resto… ma la canzone era cambiata, ed ora tutti avevano iniziato a spingere da una parte all’altra. Inevitabilmente veniva in contatto con l’amico ad ogni istante, e l’intera situazione stava diventando alquanto imbarazzante a causa dei continui sfregamenti.
Dom abbassò lo sguardo sul viso dell’amico, lievemente in preda al panico. Dio, si era veramente eccitato a restargli così vicino e a stringerlo a sé! E non poteva nemmeno dare la colpa all’alcool come era già successo… cosa gli stava succedendo?
Chinò leggermente la testa e vide che Elijah aveva chiuso gli occhi e si stava lasciando trasportare da quelle nuove note più lente ma altrettanto potenti, ed era impossibile che non si fosse accorto del suo… stato… non da come erano praticamente attaccati. Forse…
Ma dio… era sempre Elijah! Come poteva provare… quello… per lui?
“Come mi hai trovato?”
Non se ne era accorto, ma Elijah aveva inclinato la testa verso di lui e gli aveva gridato quelle parole.
“Come mi hai trovato? In tutto questo casino…come?”
“Nessuno ha degli occhi come i tuoi…” gli mormorò sapendo benissimo che per nessuna ragione sarebbe riuscito a sentirlo.
Ed infatti Elijah aggrottò le sopracciglia, rialzando le palpebre.
“Ho detto… come hai fatto a…” iniziò a gridare di nuovo, ma si bloccò quando incrociò lo sguardo dell’amico e sentì la sua mano scivolare, dal braccio, sul petto, fino a raggiungere il collo.
Cosa diavolo stavano facendo? Erano lì,in mezzo a tutti, come due perfetti sconosciuti…ed erano stretti l’uno all’altro, la pelle calda ed eccitata, le labbra a pochi millimetri di distanza…
E non erano più i due ragazzi che si erano conosciuti in Nuova Zelanda.
Non erano più due amici che scherzavano semplicemente tra loro.
Non erano più…
Ma cosa erano diventati allora?

When doubts arise the game begins
The one we will never win, my baby
It always ends up in tears...

Dominic vide le labbra di Elijah socchiudersi lievemente quasi fosse un invito… e nessuno badava a loro, nessuno si sarebbe preoccupato di vedere due ragazzi baciarsi. Ma poteva davvero farlo?
Cazzo, non aveva mai avuto così tante domande e dubbi per la testa come in quei pochi momenti, e più lo guardava negli occhi, più quelli aumentavano… tanto quanto la voglia di toccare quelle labbra.
Poteva farlo e iniziare così qualcosa che andava oltre i semplici giochi tra loro?
Poteva… e le sentì.
Morbide e quasi incerte, sulle proprie.
Elijah aveva accorciato quell’ultima, breve, distanza che li separava. Per una volta, era stato lui a non pensare a niente… a non riflettere sulle conseguenze di quel gesto, e l’aveva fatto.
Ed ora, le stava ancora sfiorando. Dom non si era allontanato, anzi… aveva iniziato a muoverle sulle sue.
Ma il passo tra quello sfioramento e… altro, fu breve. In pochi secondi sentì la lingua del compagno scivolare nella sua bocca senza chiedere… ma pretendendo con ardore. Per qualche momento gli permise di prendere il controllo ma poi si allontanò all’improvviso, voltandosi verso di lui.
Dom lo guardò, deglutendo, con il respiro rapido e irregolare. Aveva esagerato, qualsiasi cosa fosse… aveva esagerato, doveva saperlo. Scosse leggermente la testa, socchiudendo le labbra come se volesse scusarsi in qualche modo ma non ne ebbe il tempo.
Elijah alzò una mano, mentre l’altro braccio restava ancora lungo il suo fianco, e la fece scivolare dietro alla sua testa, tirandolo verso di sé con forza. Si fermò solo qualche secondo per guardarlo un ultima volta negli occhi e lo baciò di nuovo, questa volta, prendendo subito possesso della sua bocca. Dominic rispose subito alla lingua del compagno con la propria, assecondandola per un momento, e combattendola in quello dopo, costringendola nella bocca di Elijah.
La musica continuava a rimbombare nel capannone, gli altri giovani, a gridare e ad applaudire, ma quando Dom posò le mani sui fianchi di Elijah, spingendosi contro di lui per entrare in contatto col suo corpo, tutto il resto svanì.
Si abbracciarono, come tante volte avevano fatto da amici… ma in quel lungo momento, anche le loro labbra erano unite e portavano avanti quel bacio sempre più intenso. Corpo contro corpo in quel qualcosa che non potevano più negare…no, non potevano più fingere che tutto fosse ancora come prima.
La canzone cambiò di nuovo, e dopo le prime strofe, Dominic si allontanò leggermente del compagno, muovendo la testa qualche istante come se stesse ricordando la melodia.
“Ah… questa la so!” esclamò, gridando il ritornello insieme agli altri attorno a lui.

If I should die before I wake
Pray no one my soul to take
If I wake before I die,
Rescue me with your smile

Elijah lo osservò, aggrottando le sopracciglia come se stesse guardando un folle, ma non riuscì a fare a meno di sorridere… ed in quell’istante, Dominic smise di cantare e si inumidì le labbra, senza mai allontanare lo sguardo da lui.
“Fuori!” sussurrò, facendo segno con la testa, prima di afferrare il polso dell’amico e trascinarlo con sé tra la folla che, al loro spostamento, si spinse più avanti.

So keep on pretending
Our heaven is worth the waiting
Keep on pretending it's alright
So keep on pretending
It will be the end of our craving
Keep on pretending
It's alright

“Cazzo!” disse sbuffando Elijah, appena riuscirono a raggiungere l’uscita del capannone “Abbiamo fatto più fatica ad uscire che ad entrare!”
“Colpa nostra che andiamo nella direzione opposta a quella che tutti tentano di raggiungere!” ribatté Dom fermandosi all’improvviso quando vide la pioggia cadere violentemente davanti a sé.
“Cosa…?” gli gridò subito Elijah cercando di sentire le proprie parole, prima ancora di quelle dell’amico, visto che il ronzio nelle orecchie non voleva smettere… ma lo vide appoggiarsi le mani sui fianchi in attesa.
“Le soluzioni sono due. O aspettiamo che smetta, ma potremmo restare qui tutta notte. O tu vai a prendere la macchina e la porti qui.”
“E perché la soluzione: Dom va a prendere la macchina, è stata scartata in partenza?”
Dominic si voltò verso di lui sorridendo.
“Perché non sono scemo!”
“Sì, certo!” esclamò Elijah alzando gli occhi al cielo coperto di nuvole scure “Ma se devo andare io…” allungò una mano e afferrò quella dell’amico “…ci verrai anche tu!” e, come poco prima era successo il contrario, trascinò Dominic sotto la pioggia, percorrendo a grandi passi il parcheggio pieno di macchine.
Quando raggiunsero il fuoristrada con cui erano giunti, Elijah lasciò libero l’amico, restando in attesa che questi aprisse la portiera, con le braccia lungo i fianchi, ormai completamente fradicio di pioggia. Dio, ma che stava aspettando ad aprire…? Pensò. Se ne stava lì con le mani nelle tasche dei pantaloni, in silenzio, con gli abiti che avevano aderito completamente al suo corpo, i capelli biondi, ora più scuri, arruffati sulla testa… e quello sguardo, quell’espressione tra l’innocente e il provocante, sul viso.
“Che stai… che stai aspettando?” gli chiese debolmente, passandosi una mano tra i capelli, per spostare all’indietro tutte le ciocche scure che avevano aderito alla fronte.
Ma non ottenne risposta, se non un sorriso. Ma in realtà, non se l’aspettava… o forse, non la voleva.
“Fanculo…” sospirò “…vieni qui!”
Allungò le braccia e gli afferrò la maglietta, tirandolo con forza verso di sé. Le loro labbra si erano appena unite quando si sentì spinto all’indietro, contro il cofano dell’auto e si lasciò sfuggire un debole gemito. Era quello che voleva?
I dubbi continuavano ad affollare i suoi pensieri, ma molti di essi svanirono quando Dominic lo costrinse a sedersi e si intrufolò tra le sue gambe per stargli completamente vicino. Si ritrovò semidisteso su quel cofano bagnato, tra le braccia di quello che doveva essere il suo migliore amico, a rispondere all’attacco della sua bocca… ed in pochi momenti, trovò la risposta a quella domanda. Sì.
Sì, era quello che voleva. Quello che aveva nascosto, che aveva finto di non provare… quello che ora sentiva dentro di sé… brividi, emozioni… quello che ora sentiva contro di sé… calore, eccitazione…
“Cazzo… Lij…” sospirò all’improvviso Dominic, spostando le labbra sul suo collo “Che stiamo facendo…?” qualche secondo di silenzio, poi, debolmente, si mise a ridere “Cosa cazzo stiamo facendo?”
A quelle parole, Elijah tentò di rimettersi seduto con una strana espressione sul viso. Imbarazzo, timore, delusione. Aveva frainteso tutto? Aveva sbagliato? Aveva…
“Qui può passare chiunque e riconoscerci!” continuò Dom sorridendo e prendendo le mani dell’amico per farlo rialzare in piedi “E in più rischiamo di prenderci qualcosa…”
“Sì…giusto…certo…” bisbigliò Elijah senza riuscire a nascondere un sorriso sollevato “…perché allora non…” fece un passo verso di lui e gli fu di nuovo addosso. Fece scivolare una mano nella tasca dei suoi pantaloni, cercando distrattamente le chiavi ma senza mai smettere di fissarlo negli occhi. E vide le palpebre del compagno abbassarsi quando, per qualche secondo, andò a sfiorare qualcosa di ben diverso da ciò che stava cercando.
“Lij…”
Udì quel sospiro e senza pensare continuò a toccarlo in quel punto, lentamente.
“Lij…”
Dio, stava accarezzando un altro ragazzo e gli piaceva. Appoggiò l’altra mano sul petto del compagno e sentì, sotto la stoffa leggera e bagnata, i suoi capezzoli irrigidirsi. Sorrise, quasi senza accorgersene… ma all’improvviso, Dom gli bloccò il polso.
“Lij… le chiavi… sono nell’altra tasca!”
Era rimasto immobile, assaporando le calde sensazioni che le carezze di Elijah gli stavano dando… lo sfiorava appena eppure sembrava che tra loro non ci fossero tutti quegli abiti. Gli sembrava di essere nudo davanti a quegli occhi e sotto quella mano. L’aveva sempre desiderato forse, anche se con se stesso pretendeva di non provare niente… ma quella sera, mascherati dietro ad un velo nero, come il trucco che si stava sciogliendo sui loro occhi, non aveva più bisogno di fingere.
Sentì Elijah allontanare subito la mano e fare un passo indietro, ma non c’era imbarazzo sul suo volto… lo stava provocando con quel sorriso all’apparenza innocente come aveva fatto lui stesso poco prima.
Dovevano andare via da lì. Andare in un posto dove avrebbero potuto restare soli… per tutta la notte.
“Sali, muoviti!” mormorò, aprendo rapidamente l’auto “Dovrò far asciugare i sedili domani…ma non importa”
“Io a piedi non ci torno, sia chiaro!”
“Scemo, sei già salito, no?” ribatté, ridendo… ma si accorse che Elijah si stava muovendo sul sedile come se non trovasse una posizione comoda “Che stai facendo?”
“Niente… è…” sbuffò Elijah tentando di sistemarsi i jeans lungo le cosce “…con l’acqua… sono stretti… e… ”
Dom allungò distrattamente una mano, mentre con l’altra accendeva il tergicristallo anteriore, e la fece scivolare tra le gambe del compagno…
“… e questo… non aiuta, giusto… ?”
Elijah alzò lo sguardo su di lui, spalancando la bocca ma subito lo riabbassò seguendo i movimenti della mano di Dom su di sé… cazzo, così la situazione peggiorava, e anche rapidamente. Ma poi all’improvviso, quella mano si allontanò…
“Puoi slacciarli se vuoi…” bisbigliò Dominic, sorridendo tra sé mentre scrutava qualcosa fuori dal finestrino davanti a loro, oltre le gocce d’acqua che continuavano a posarsi su di esso.
Elijah lo guardò perplesso. Che cazzo voleva dire: puoi slacciarli se vuoi? Certo che lo voleva… e non solo quello! Ma non fece in tempo a ribattere, perché la voce dell’altro ruppe di nuovo il silenzio.
“Ehi! Ma è Viggo!”
“Cosa…?”
“Laggiù, in quella macchina di fronte!” continuò Dom indicando con il dito davanti a sé “Quella con il finestrino abbassato a metà… vedi…? È la sua macchina e lui al volante…”
Elijah aggrottò le sopracciglia e dopo qualche secondo lo riconobbe a sua volta. Non era parcheggiato molto lontano da loro ed aveva la testa appoggiata contro il sedile, come se stesse riposando. Forse era andato a prendere Henry alla fine del concerto… beh, era in netto anticipo comunque.
“Perché non andiamo a salutarlo…?” chiese Dominic voltandosi verso l’amico “Gli diciamo che Henry sta bene così sta tranquillo…magari è tutta sera che si preoccupa per…”
“Non… non credo…” balbettò all’improvviso Elijah interrompendolo.
“Ma dai, lo conosci… gli diciamo solo che…”
“Dom! Veramente… non mi sembra il caso…”
Dominic si rese conto che lo sguardo di Elijah continuava a rimanere immobile oltre il finestrino e sul suo viso c’era una strana espressione che non riusciva a decifrare. Così si rigirò a sua volta…
“Secondo me… oh cazzo!”
Non era possibile… eppure lo stava osservando con i propri occhi. C’era qualcuno seduto sul sedile di fianco a Viggo, qualcuno che prima non si vedeva… qualcuno che ora lo stava… baciando in continuazione, dopo avergli fatto qualcosa di ben diverso.
“Tu… tu sapevi che Orlando era in città?”
“No.” bisbigliò Elijah scuotendo debolmente la testa.
“E… tu sapevi che lui e Viggo…”
“No.”
“E nemmeno che…”
“No. DOM!” ribatté di nuovo Elijah respirando intensamente “E ora possiamo… andare…?”
“Sì…certo…sì…”
Dominic mise in moto l’auto e, lanciando un’ultima occhiata ai due amici nell’altra macchina che, al rumore, si erano interrotti e si erano voltati entrambi nella loro direzione…partì.

Presto si ritrovarono di nuovo su quell’infinita strada senza una luce, immersa nei campi e nel silenzio. Lo stesso silenzio che, dopo qualche momento, venne interrotto da una risata improvvisa.
“Perché stai ridendo?” chiese Elijah girando la testa verso l’amico ma sorridendo a sua volta “Che cazzo hai da ridere?”
“Sto pensando a… Viggo che va a prendere Henry a un concerto metal con Orlando e si fermano nel parcheggio a farsi…è divertente!”
Elijah non rispose, ed allora Dom continuò.
“Andiamo…è comico! Nessuno ci crederebbe mai se lo raccontassimo! È…comico…”
“Come quello che abbiamo fatto noi poco fa…anche quello è comico e nessuno ci crederebbe…”
Dominic smise di ridere, rilassando i muscoli del viso ma non completamente…un debole sorriso continuava a incurvare le sue labbra dopo le parole dell’amico.
“No, quello è… giusto ed eccitante e andrebbe rifatto il prima possibile…”
“Non vale!” rise debolmente Elijah “È un commento *di parte* Signor Monaghan!”
“Lo è? Beh, forse perché credo che in questo momento potremmo essere qui dietro a baciarci e toccarci invece che parlare di qualcosa a cui non stiamo nemmeno pensando.”
Qualche istante di silenzio… e poi un sussurro.
“Ok”
“Ok…?” ripeté Dominic lanciandogli un’occhiata.
“Sì…ok!”
“Ok…cosa?”
“Facciamolo. Accosta, ferma la macchina e… facciamolo!”
“Ma sei… sicuro…che…”
“Dom, cazzo! Voglio toccarti! Non farmelo ripetere ancora una decina di volte!” ribatté Elijah abbassando lo sguardo sulle proprie gambe “E poi… piove troppo, almeno aspettiamo che passi il temporale.”
Senza rispondere, Dominic rallentò fino a fermarsi su uno spiazzo a lato della strada buia e deserta. Spense il motore e socchiuse le labbra per dire qualcosa… ma Elijah non gli diede il tempo. Mise le mani sul suo volto e lo tirò a sé, obbligandolo a un bacio inaspettato che li lasciò ansimanti quando, per forza, dovettero interromperlo.
“…dietro…?” chiese Dom passandosi la lingua sulle labbra mentre con le mani non riusciva a fare a meno di sfiorare il corpo del compagno… ed Elijah annuì.

Nel cielo scuro, i fulmini continuavano ad inseguirsi, anticipati dal rumore sordo dei tuoni.
La pioggia batteva con violenza sull’auto parcheggiata in mezzo al nulla e si infrangeva sui finestrini per poi scivolare sul vetro, formando percorsi intricati che si univano per dividersi e unirsi di nuovo.
Come i corpi dei due ragazzi, distesi alla bene e meglio sui sedili posteriori, tra gli abiti anch’essi bagnati, tra giornali, riviste e cd, sparsi un po’ ovunque.
“Ti piace…?”
“Mmm…”
“Lijah? Dimmi se…”
“Continua! Dio…continua!”
“Aprimi i… toccami…”
“Così…?”
“Sì…sì così…”
Ogni fulmine che squarciava il cielo, illuminava la zona e l’interno dell’auto, come ogni tuono, faceva tremare i finestrini tanto quanto i brividi di piacere scuotevano i due compagni.
“Dom…più forte…”
“Non…sento più la mano tra un po’…”
“La sento…io…tranquillo…”
Una debole risata.
“Egoista!”
“Mai quanto…te…ah…”
“Cazzo…non fare così o…”
“Ancora…fallo…fallo ancora…più forte…”
“Fa piano…fa…mmm…Lij devo…devo…”
“E cosa…stai aspettando…?”
“Te…!”
La pioggia diminuì di intensità e il temporale si allontanò. Ora i tuoni accompagnavano solo debolmente il respiro irregolare e rapido dei due giovane che, via via, stava tornando normale.
“Dio…non ci credo!”
“A…quale delle tante cose che sono successe?” sussurrò Dom mettendosi a fatica seduto, cercando senza troppa attenzione la maglietta nera finita chissà dove.
“Che…a casa dovrò buttarmi sotto la doccia vestito per rimediare a quello che…abbiamo fatto!”
“Niente di irreparabile…ma…posso comunque seguirti per controllare che…”
“Dom…dammi tregua dai pensieri perversi almeno per qualche minuto, ok?”
“E dove sta il divertimento, poi?”
Elijah appoggiò la testa contro lo schienale e chiuse gli occhi, sospirando.
“Cazzo…che cosa faremo domani? Cosa diremo agli altri? Come ci comporteremo?”
“Non è stato un caso, non eravamo ubriachi… io lo volevo e… continuo a volerlo…” mormorò Dominic voltando la testa verso di lui.
“Anche io…e per questo…” un altro sospiro più intenso “…cosa facciamo con gli altri? Abbiamo finto fino ad ora senza voler ammettere che tra noi…potesse succedere…questo. Ma adesso che… noi sappiamo…cosa facciamo con loro?”
Dom allungò una mano, facendola scivolare dietro al collo di Elijah e lentamente lo tirò a sé, baciandogli le labbra per un lungo momento, prima di sussurrargli, sorridendo:
“Beh…continuiamo a fingere!”

So keep on pretending
It's alright

Love is a flame that can't be tamed
And though we are its willing prey, my darling
We are not the ones to blame.


~ The End ~

Piccolo regalo di compleanno… hehe… e stranamente, sotto richiesta della festeggiata, il pairing non è quello che state pensando… ma un altro.
L’ago della bilancia si è spostato un po’ troppo… hehe… ma non è solo colpa mia, ok?!
Per Cri, con tutto l’affetto possibile…
P.s.: Volevo usare The Funeral of Hearts ma non ci azzeccava niente come testo… questo invece è molto più adatto! Sempre by H.I.M. ovviamente!

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